• Giuseppe Politi

Economia, l’Italia riparte ma il virus frena

Nella nota di aggiornamento del documento di Economia e Finanza 2020, cosiddetto NADEF, viene evidenziato nelle sue pagine come i soldi del Recovery Plan arriveranno in sei anni e a partire dal 2021, non diversamente. Nel documento si precisa, che nel 2021, arriveranno 10 miliardi di sovvenzioni e 11 miliardi di prestiti per un totale di 21 miliardi di euro; nel 2022, 16 miliardi di sovvenzioni e 17,5 miliardi di prestiti per un totale di 33,5 miliardi di euro; nel 2023, 26 miliardi di sovvenzioni e 15 miliardi di prestiti per un totale di 41 miliardi di euro; nel 2024, 9,5 miliardi di sovvenzioni e 29,9 miliardi di prestiti, per un totale di 39,4 miliardi di euro; nel 2025, 3,9 miliardi di sovvenzioni e 26,7 miliardi di prestiti, per un totale di 30,6 miliardi di euro; nel 2026, nessuna sovvenzione e 27,5 miliardi di prestiti, per un totale di 27,5 miliardi di euro. A questi si aggiungono ulteriori 10 miliardi di euro (4 miliardi nel 2021, 4 miliardi nel 2022, 2 miliardi nel 2023) provenienti dal REACT-EU (assistenza alla ripresa per la coesione e i territori d'Europa), un'iniziativa europea che porta avanti e amplia le misure di risposta alla crisi. Per cui l’Italia, nei sei anni complessivi percepirà dall’Unione europea 203 miliardi di euro. Quanto annunciato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen sull’enorme piano per risollevare le sorti delle economie europee dalla crisi causata dalla pandemia di coronavirus avrà dei tempi piuttosto lunghi. Inutili i solleciti di esponenti governativi, in quanto era già stato programmato il piano del Next Generation EU, a cui il Recovery Plan è collegato. Il piano è stato siglato con un accordo fra il Governo italiano e la Commissione EU. Bisogna tenere presente che il programma punta a un piano di ripresa in maniera strutturale per far si che le economie europee si rafforzino nel campo della digitalizzazione e dell’economia verde, al fine di potersi confrontare con altre economie più avanzate su queste tematiche. E mentre ci si organizza, il virus incalza non solo l’Italia, tanto da far pensare a nuovi lockdown oppure ad uno generalizzato in tutti i settori. Già le regioni prendono provvedimenti, alcune addirittura hanno chiuso scuole e università fino alla fine di ottobre, ma c’è da temere che non finirà qui. Sono 8.803 i casi in sole 24 ore che si sono verificati solamente in Italia e questo ha indotto già il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, a dichiarare di pensare di fare delle chiusure circoscritte per limitare i contagi. Ma i virologi, specialmente il prof. Crisanti, direttore di Microbiologia e virologia dell'università di Padova, famoso per aver tracciato e ripreso il controllo del virus in Veneto, dichiara che non si riesce a fare tracciamento sul territorio e non si riesce ad arrestare la trasmissione, sostenendo che siamo arrivati al punto di rottura in cui le misure non funzionano più. E questo la dice lunga sulla preoccupazione che c’è in questi giorni, con le imprese che temporeggiano negli investimenti, con i licenziamenti o mancati rinnovi dei contratti e il rischio di un nuovo del calo dei consumi. Il rischio, che sia messa di nuovo in ginocchio l’economia italiana, già provata da anni di crescita lenta e da un elevato debito pubblico.

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