• Giuseppe Politi

Italia, ripartire con il Recovery fund

La proposta di compromesso sul Recovery Plan e sull'Mff 2021-27, il bilancio pluriennale dell'Ue, elaborata dal presidente del Consiglio Europeo Charles Michel per il prossimo summit del 17 e 18 luglio è pronta. Sono 750 miliardi di euro per il Recovery Fund di cui 500 milliardi a fondo perduto e 250 miliardi sotto forma di prestiti a condizioni favorevoli. Il presidente dichiara che è ora di agire e che tutti facciano passo. Ma le difficoltà ci sono, soprattutto dai Paesi ritenuti più frugali. Non vogliono i finanziamenti a fondo perduto e chiedono un ridimensionamento degli aiuti di Bruxelles. Una scissione causata all’interno dell’Europa proprio dal Recovery Fund, divisa in due da chi ne sostiene la sua importanza a chi non è convinto. I Paesi contrari sono Austria, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi, che non vogliono questo tipo di fondo per far ripartire l’economia degli Stati Membri. E se da una parte il premier Conte ha iniziato a incontrare in giro per l’Europa gli altri leader politici e Merkel che puntualizza che non si può aspettare, perché i più deboli ne pagheranno il prezzo, a quanto pare il problema non è di veloce soluzione. Il versante più parsimonioso dell’Europa, i cosìdetti paesi frugali, hanno come obiettivo quello di abbassare il valore totale dei fondi stanziati da Bruxelles, oltre che a opporsi anche a una imponente raccolta di soldi sul mercato e all’introduzione di nuove forme di tassazione. Per accettare il Recovery Fund i quattro Stati avrebbero imposto due condizioni, la prima concerne quelli che sono definiti rebate, ossia degli sconti che alcuni Stati ottengono ogni anno, poiché hanno versato più soldi nel budget UE rispetto a quelli che hanno preso. Per il momento a godere di questo privilegio è unicamente la Danimarca, la Svezia e i Paesi Bassi, l’Austria invece ne ha goduto fino al 2016. La seconda condizione degli Stati frugali prevede che il bilancio 2021-2027 venga finanziato con solamente l’1% del reddito nazionale lordo di tutti gli Stati membri, senza aggiungere altro denaro. Intanto in Italia, l’Istat stima a maggio un incremento della produzione industriale del +42,1% rispetto ad aprile ma nella media del periodo marzo-maggio, il livello della produzione cala del 29,9% rispetto ai tre mesi precedenti. Aumentano in misura marcata i beni strumentali (+65,8%), i beni intermedi (+48,0%), i beni di consumo (+30,8%) e, con una dinamica meno accentuata cresce l’energia (+3,4%).

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