Dai dazi di Trump alle carenze di sabbia, ecco gli ostacoli che potrebbero frenare il petrolio Usa


Mark Papa, al timone di Eog Resources, è stato uno tra i primi a credere nello shale oil, ora è tra i primi a dubitare del suo futuro.

Egli infatti contesta l’eccessivo ottimismo sulla produzione Usa, che a suo parere difficilmente riuscirà a mantenere l’attuale ritmo di crescita.

Gli Stati Uniti hanno di recente superato quota 10 milioni di barili al giorno, e l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) prevede che entro 5 anni saranno in grado di estrarre più di 12 mbg.

Eppure all’orizzonte si intravede qualche segnale di difficoltà.

Un mese fa Halliburton, colosso dei servizi petroliferi, ha sorpreso il mercato con un profit warning legato alla carenza di sabbia per il fracking.

E ora un altro ostacolo potrebbe arrivare dalle politiche protezioniste di Donald Trump.

I dazi del 25% appena annunciati sull’acciaio sono una minaccia per l’industria petrolifera, che impiega qualità di metallo scarsamente reperibili negli Usa.


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