• Luca Baj

Estorsione e autoriciclaggio per l'imprenditore che sottopaga i dipendenti


La Suprema Corte già con recenti pronuncia aveva confermato il principio per il quale l'imprenditore risponde del reato di estorsione allorquando imponga condizioni di lavoro quantitativamente superiori rispetto a quanto concordato nel contratto di lavoro, corrispondendo importi inferiori.

Il reato estorsivo verrebbe commesso in quanto il dipendente, in condizione di sostanziale sudditanza rispetto all'imprenditore, può. trovarsi nella condizione di dover sottostare a richieste di prestazioni lavorative maggiori rispetto a quelle previste, al solo fine di ottenere il pagamento di quanto gli spetti.

Con la sentenza 25979/2018, la Cassazione, valutando anche l'impatto della responsabilità amministrativa dell'ente ai sensi del D. Lgs 231/2001 ha posto in evidenza l'ulteriore delitto che può conseguire ad una situazione di fatto come sopra descritta.

La mancata corresponsione degli ulteriori compensi al lavoratore costituisce una provvista illecita, e derivante dal reato estorsivo. Così, l'impiego aziendale di tale vantaggio economico illecito configura l'ipotesi dell'autoriciclaggio.

Tale sentenza pone quindi una correlazione tra il fatto in sé, già giudicato come penalmente rilevante, e il reimpiego di tali risorse nel tessuto aziendale.

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