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L'opinione


Ai primi di febbraio il ministro delle Finanze tedesco e il suo vice si sono recati a Londra per ascoltare il parere dei big della finanza internazionale, a partire da Goldman Sachs e Bank of America su come rianimare le due principali banche tedesche Deutsche Bank e Commerzbank, magari fondendole, con l'obiettivo di salvarle entrambe. Uno dei più grossi problemi di Deutsche Bank è quello di essersi lasciata sedurre dal modello della 'banca casinò', arrivando perfino a controllare attività per 4,3 miliardi di dollari, che facevano capo ai casinò di Las Vegas. Non solo. Tra il 2011 e il 2018 ha accumulato una perdita netta 6 miliardi di dollari ed e' stata multata per 14,5 miliardi per attività che vanno dalla vendita dei titoli ipotecari al suo ruolo nello scandalo Libor. Anche le sue strategie per ammortizzare le perdite speculative non hanno funzionato, come dimostra il fatto che le sue azioni sono crollate ai minimi storici (-90% negli ultimi 11 anni) e che gli analisti hanno apertamente messo in discussione il suo modello di business, basato sull'investment banking. E poiché anche Commerzbank, la seconda banca tedesca, non se la passa per niente bene, vista l’importanza fondamentale dei due istituti, che potrebbero rivelarsi decisivi per puntellare un sistema industriale essenzialmente basato sull'export come quello tedesco, specie in caso di recessione, diventa fondamentale il loro salvataggio ed il loro rafforzamento.

Ecco che per contro, che dalle nostre parti si assiste alla perplessità di chi si chiede per quale motivo Unicredit ha deciso di vendere i gioielli di famiglia con la mossa di uscire da Fineco liquidando con successivi collocamenti il 35% di proprietà. UniCredit ha infatti concluso negli scorsi giorni con successo l’operazione di ‘accelerated bookbuilding’ pari al 17% di azioni ordinarie Fineco. Il corrispettivo dell’operazione ammonta a circa 1.014 milioni di euro, risultanti dalla vendita di circa 103,5 milioni di azioni ordinarie di Fineco ad un prezzo di 9,80 euro per azione. Il prezzo incorpora uno sconto del 4,4% circa rispetto all’ultimo prezzo di chiusura di Fineco. Quale sia la finalità ultima di questo piano di continue cessioni (non solo Fineco, basta pensare anche a Pioneer venduta a Credit Agricole e ad altre dismissioni in Europa) e quale sia la strategia di Jean Pierre Mustier probabilmente si saprà nei prossimi mesi: certo la vendita di Fineco serve a fare cassa. Sicuramente un disegno è alla base di tutte queste operazioni su Unicredit, e senza voler trarre facili conclusioni, da una parte c’è chi ha disperato bisogno di solidità patrimoniale (Deutsche Bank) e dall’altra chi si riempie le casse di danaro per prepararsi ad operazioni strategiche. La contropartita? Se il successore di Draghi dovesse essere un tedesco, quale migliore strategia per le banche italiane avere il più importante istituto tedesco come socio d’affari.


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