• La Redazione

Presidenziali americane e prospettive per l'Europa

Le presidenziali americane del 3 novembre sono sicuramente uno snodo che potrebbe dare la direzione a quel che resta del decennio. E incredibilmente, per l’Europa si profila la possibilità di uscire come il vero vincitore del voto americano, ma sullo scacchiere globale, dove la partita che oggi è a due tra USA e Cina potrebbe diventare a tre, con la variabile costante dello Zar Putin a fare da quarto incomodo. È una possibilità ancora subordinata a molti ‘se’. I due più importanti riguardano la capacità di chiudere rapidamente un accordo sul Recovery Fund, o come si dice ora Next Generation EU, che sia nel segno della solidarietà e di una ripartenza robusta dell’economia, e una soluzione al rebus della Brexit, di cui a 4 anni dal referendum non si viene ancora a capo, nel segno di una grande pacificazione tra le due sponde della Manica, che riporti sostanzialmente di fatto, anche se non di diritto, la Gran Bretagna nella sfera dell’Unione economica. Tutto sommato, rispetto a questo possibile scenario, chi si aggiudica la Casa Bianca sembra abbastanza indifferente. I sondaggi danno Joe Biden, ormai diventato una specie di controfigura di Obama che sta emergendo come il vero candidato ‘ombra’ anche se la Costituzione gli vieta di tornare per la terza volta alla Casa Bianca, in vantaggio di decine di punti su Donald Trump. Per questo una conferma del presidente uscente sarebbe forse ancora più scioccante per l’opinione pubblica americana e globale della vittoria a sorpresa del 2016 contro Hillary Clinton. Una vittoria di Biden sarebbe sicuramente una vittoria anche per l’Europa: l’agenda dell’ex vice di Obama si ispira all’economia sociale di modello ‘renano’, e sicuramente la guerriglia commerciale aperta soprattutto a parole da Trump lascerebbe il passo a relazioni più che amichevoli con un’Unione a trazione franco-tedesca. E in Biden l’Europa troverebbe un presidente americano amico come non si vedeva dai tempi di JFK. Ma anche una vittoria di Trump, molto meno improbabile di quanto non dicano i sondaggi e quasi all’unanimità i grandi media americani e europei, non sarebbe poi malaccio per il Vecchio Continente. Trump può ancora vincere per tre buoni motivi: l’approvazione per la gestione dell’economia resta più alta di quella riconosciuta a Biden, in molti pensano che gli stessi sondaggi che fanno titolo non rappresentino la realtà e che molti elettori convinti di Trump mentano deliberatamente ai sondaggisti per calcolo politico o per non entrare in conflitto con la cerchia di parenti e amici, e poi ci sono i sondaggi ‘qualitativi’, che sono molto più favorevoli a Trump di quanto non dicano i media. Come ad esempio quello condotto da CNN che oltre alle intenzioni di voto misurala il fattore ‘entusiasmo’ per i rispettivi elettorati, rivelando che del 60% che si dichiara per Biden circa due terzi aggiunge che è un voto ‘contro’ Trump, mentre del 40% o poco più che dice che voterà Trump ben il 70% aggiunge che vuol votare proprio lui, non contro Biden.

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