• Paolo Baruffaldi

Continuano le trattative sulla Brexit

A poche settimane all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea non sono stati risolti alcuni nodi fondamentali per la separazione. Le modifiche finora annunciate hanno avuto un impatto limitato sulla legislazione e regolamentazione del Regno Unito.

In base all’accordo di recesso, durante il periodo di transizione che terminerà il 31 dicembre 2020, il Regno Unito deve continuare a rispettare ed applicare il diritto dell’Unione Europea. Solo a partire dal 1° gennaio 2021 entreranno in vigore le modifiche determinate dalla Brexit.

L’accordo di recesso non disciplina il futuro delle relazioni commerciali tra il Regno Unito e l’UE, o qualsiasi altro settore in cui potrebbe sopravvivere la cooperazione tra UE e Regno Unito.

Ad oggi, sul tavolo dei negoziati, non ci sono accordi sulla costituzione e la regolamentazione delle società né sulla regolamentazione degli emittenti di capitale azionario. Ciò significa che al termine del periodo transitorio troverà applicazione la legislazione derivata prevista dall’ European Union (Withdrawal) Act 2018.

Tra le nuove disposizioni, ci saranno quelle relative al diritto societario e alle operazioni di M&A nel Regno Unito, con modifiche legate alle questioni transfrontaliere. Le società dello SEE saranno equiparate a quelle non appartenenti all’ area europea (ad esempio, per quanto riguarda le informazioni richieste da Companies House per le attività registrate nel Regno Unito). Saranno, inoltre, revocati i regolamenti esistenti relativi alla partecipazione del Regno Unito a entità e regimi paneuropei (ad esempio, il regime di fusione transfrontaliera).

Per quanto riguarda la disciplina del diritto societario, la legislazione del Regno Unito riconosce la responsabilità limitata delle società costituite in altre giurisdizioni, indipendentemente dal fatto che tale giurisdizione sia o meno uno stato dell’Unione Europea.

Per le società registrate nel Regno Unito, l’articolo 54 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea continua a prevalere sulle norme di diritto interno. Al termine del periodo di transizione, le società registrate nel Regno Unito non avranno più il diritto alla libertà di stabilimento in altri Stati membri dell’Unione europea.

Le norme di diritto nazionale determineranno, quindi, il trattamento delle società britanniche in ogni Stato membro dello SEE. In uno Stato membro che applica il principio della “sede reale”, il diritto nazionale può prevedere che una società registrata nel Regno Unito che abbia l’amministrazione centrale o la sede principale della sua attività in tale paese, non sia considerata come costituita a livello locale.

Il diritto locale può, quindi, trattare l’entità non come una società con personalità giuridica distinta, ma come una società di persone e, di conseguenza, i suoi azionisti possono avere una responsabilità personale per i suoi debiti.

Allo stesso modo, una filiale di una società registrata nel Regno Unito in uno Stato membro dello SEE diventerà una filiale di una società di un paese “terzo” (ossia di uno Stato non appartenente allo SEE) in tale giurisdizione.

Più in generale, le imprese del Regno Unito che possiedono o gestiscono attività commerciali negli Stati membri dell’UE saranno soggette alle leggi degli stati membri dell’UE, come risultato del fatto che il Regno Unito diventerà uno stato “terzo”, ossia un paese non appartenente all’UE.


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