• Paolo Baruffaldi

La legittimità del licenziamento

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25977 del 2020, ha stabilito che quando il dipendente molesta colleghi o colleghe e offende, mette a repentaglio irrimediabilmente il rapporto di fiducia che si è creato con il datore di lavoro e quindi il licenziamento è giustificato. La Suprema Corte di Cassazione, in particolare, ha ritenuto che il giudice di seconde cure avesse applicato correttamente quanto previsto dall'art. 5 della legge n. 604 del 1966, che prevede l'onere probatorio della giusta causa del licenziamento in capo al datore di lavoro, ritenendo corretta la valutazione che ha poi portato la società a licenziare il dipendente. Le condotte del dipendente infatti hanno violato in modo così grave gli obblighi contrattuali, che era impossibile proseguire il rapporto, non potendo il datore continuare a nutrire fiducia nei confronti di un dipendente che si è reso responsabile di condotte così gravi ai danni delle proprie colleghe di lavoro. La Corte ha ritenuto che le molestie addebitate al lavoratore nei confronti della collega, fossero di una tale gravità da giustificare la massima sanzione espulsiva. Per la Cassazione tale valutazione di fatto è motivata, coerente e rispettosa dei principi giuridici in materia e corretta anche dal punto di vista dell'inquadramento normativo, tanto è vero che lo stesso lavoratore non ha sottoposto la decisione a censure specifiche, quanto piuttosto a critiche finalizzate ad ottenere una diversa valutazione dei fatti.


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