• Giuseppe Politi

Covid 19, le professioni che rischiano in Europa

L’impatto del coronavirus sulla nostra esistenza, ci spinge a rivalutare le nostre priorità. L’economia, messa a dura prova, creerà molte difficolta alle attività nella ripartenza. In Europa, i posti di lavoro a rischio sono quasi 60 milioni, di cui quasi l’80% è svolto da professionisti senza titolo di studio universitario. Lo rileva uno studio di McKinsey, nota società di consulenza, che evidenzia come chi senza laurea, sia dipendenti che professionisti, sono esposti maggiormente in quanto hanno meno tutele e bassi guadagni. Un rischio che varierà in base al settore, per esempio, i settori dove è più facile lo smartworking saranno meno danneggiati rispetto a quelli caratterizzati da attività che prevedono una certa prossimità fisica tra individui, con i colleghi o con il pubblico in generale (ristoranti o fabbriche). In più, i gruppi più vulnerabili sono quelli delle persone più giovani e con un più basso livello di istruzione. Il documento dal titolo “Safeguarding Europe’s livelihoods: Mitigating the employment impact of COVID-19“, analizza anche come le categorie più esposte a licenziamento saranno i lavoratori impiegati nei settori vendite e customer service, retail, ristorazione e turistico-alberghiero, costruzioni, servizi alla comunità, arte e intrattenimento. Secondo i ricercatori di McKinsey, che hanno diviso i comparti in diversi gruppi, le professioni con minor rischio sono oltre 160 milioni di occupati e non lavorano necessariamente vicino ad altre persone, come ad esempio contabili, architetti, giornalisti, quelli che forniscono servizi sanitari tra cui medici, manager sanitari, conducenti di ambulanze o altri servizi essenziali come polizia, istruzione, trasporto pubblico e produzione di cibo. Le professioni con rischio intermedio sono 14,7 milioni di persone, che lavorano con altri individui ma non interagiscono con il pubblico, come operatori di macchine, lavoratori nelle costruzioni e psicologi. Invece, quelli ad alto rischio, sono quasi 55 milioni e la maggior parte lavora a contatto con il pubblico, addetti alle vendite nel retail, cuochi e attori. In sintesi, i settori a rischio ricadono nel customer service e vendite, ristorazione e costruzioni. Meno problemi nei settori sanità, scienza, tecnologia, ingegneria, matematica, istruzione, business e professioni legali, si evidenzia nel report di McKinsey.

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